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Metodo Bianchi

Il jiu-jitsu in Italia, fece la sua prima apparizione nel 1908 in una esibizione dei marinai Piazzolla e Moscardelli, tuttavia, il vero impulso al jujitsu in italia venne dato negli anni ’50 grazie ad un altro marinaio: Gino Bianchi.
Il Maestro Gino Bianchi era nato nel 1914 e aveva appreso le tecniche del Jiu-Jitsu a TIEN-TSIN in Cina, nel corso della 2° Guerra Mondiale, periodo in cui la Cina era stata occupata dal Giappone e l’Italia, come alleata, aveva avuto la colonia di Tien-Tsin. La’ il Maestro Bianchi, allora arruolato nella Marina da Guerra e campione militare di Savate, ebbe modo di imparare dagli alleati giapponesi la “dolce arte“ .
Rientrato in Italia, la divulgazione del Ju Jitsu divenne lo scopo della sua vita, dapprima in Liguria e poi a espandersi in tutta Italia. Il maestro Bianchi e i suoi primi allievi non si risparmiarono nell’opera di diffusione del jiu-jitsu, ormai definito “Metodo Bianchi”. Infatti, grazie alla sua particolare codificazione che abbandonava la terminologia giapponese, nacque un vero e proprio stile occidentale, uno stile in cui vennero eliminate le tecniche da posizione inginocchiata ritenute anacronistiche per sviluppare invece un programma più orientato alla difesa realistica.
Negli anni ’50 nasce l’O.L.D.J. (Organizzazione Ligure per la Divulgazione del Jiu Jitsu) che venne poi sciolta nel 1960 per fondare la F.A.N.J. (Federazione Autonoma Nazionale Jiu Jitsu) ottenendo grandissimi risultati ed espandendo la propria influenza a tutte le regioni italiane.
Il programma originale del Maestro Bianchi venne poi rivisto e riorganizzato negli anni ’70 dal M° Rinaldo Orlandi che lo estese a 100 tecniche raggruppate in 5 gruppi definiti “settori” . Questi 5 settori raccolgono il bagaglio tecnico del jutsuka, raggruppando le azioni secondo cinque principi base, identificati dalle prime cinque lettere dell’alfabeto; ogni settore è composto da 20 tecniche che costituiscono tuttoggi l’ossatura del Metodo Bianchi.
La FIJLKAM, con l’AIJJ, è l’organizzazione che conta il maggior numero di praticanti di questo sistema. In FIJLKAM non viene tuttavia adottato l’intero Metodo Bianchi, ma solo determinate tecniche selezionate e ritenute sufficienti a fornire il bagaglio essenziale di questo metodo di jujitsu. Le stesse tecniche vengono poi combinate tra loro in modo da creare schemi nuovi in cui, sulla base di reazioni diverse da parte di Uke, Tori passi fluidamente da una tecnica di settore all’altra.
Di seguito l’elenco delle tecniche di settore incluse nel programma FIJLKAM di I° dan.
Settore A: Azioni elementari che introducono alla conoscenza delle reazioni di un avversario. Tali azioni sugeriscono od impongono all’avversario stesso un detrminato atteggiamento, per effetto di una presa o di un’azione che non comporta di per sè né la sua resa né il suo sollevamento con proiezione.
Settore B : Azioni che, attraverso lo studio dello sbilanciamento, mirano al caricamento con sollevamento dell’avversario ed alla sua proiezione.
Settore C : Azioni impostate sulle articolazioni dell’avversario: esse mirano alla conoscenza della resistenza al dolore. In queste azioni vengono realizzate prese dolorose, senza che intervenga il sollevamento dell’avversario.
Settore D : Azioni impostate sul collo dell’avversario: esse mirano alla conosceenza della resistenza al dolore e della capacita’ di resistenza fisiologica agli effetti di strangolamenti e torsioni della cervicale. Le stesse azioni sono il fulcro di tutta l’esecuzione tecnica.
Settore E : Azioni che mirano alla proiezione dell’avversario unitamernte alla realizzazione di prese sulle articolazioni e sul collo, in previsione dello studio dell’autodifesa. In particolare, durante la proiezione dell’avversario, le prese dolorose sulle articolazioni o sul collo, risultano in atto oppure impostate per la loro immediata realizzazione al termine della stessa.
Sistemi di gara del JUJITSU “Fighting System”

e

“Duo System”

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