Cosa fanno a Judo i bambini?
Corrono, saltano, si spingono, fanno la lotta, ma…imparano il rispetto per l’ambiente,inteso come maestri, segreteria (società), spogliatoi,essere autonomi, a cambiarsi, ad aiutare i compagni, a far uscire le loro capacità, a confrontare i difetti e a gestirli, imparano a gestire le emozioni, in poche parole, imparano a crescere.
Corsi di Pre Judo
Nei corsi cosiddetti di Pre Judo si tengono lezioni di psicomotricità con inserimenti di elementi judoistici quali: il saluto, la pratica a piedi nudi, imparare le regole attraverso il gioco.
Come aiutare la scuola con il JUDO
Un elaborato scaricabile dall’esperienza e il lavoro del maestro Serenelli Vittorio di Solferino e del suo Staff, maggiori dettagli in autunno. Scarica il documento
Cosa fanno i Ragazzi a Judo?
Per i ragazzi la pratica del judo si sviluppa con gli stessi metodii del judo per i bambini. Durante le lezioni la parte dedicata allo studio della tecnica e maggiore rispetto a quella dei bambini.Le capacità coordinative vengono allenate attraverso gli esercizi di lotta, si impara a cadere con particolare abilità, si introduce l’aspetto agonistico che sarà studiato maggiormente da coloro che sono interessati a tale fine che non è comunque lo scopo principale dell’allenameto.
L’obbiettivo principale rimane sicuramente quello relativo alla crescita delle capacità tecniche in relazione al comportamento e alle regole sportive che si riflettono successivamente anche al di fuori del Dojo.
Perchè un adulto deve fare Judo?
Generalmente l’adulto che arriva alla pratica del judo ha percorso due strade, una è quella di aver praticato in gioventù e quindi ritorna indietro alla sua vecchia passione.
L’altra è dovuta all’interesse sulla cultura orientale, dal fascino delle arti marziali, dalla possibilità di difendersi.
L’adulto che pratica judo trova tutte queste cose e altre ancora, praticare migliora lo stato fisico, la capacità di evitare il danno in quanto migliora il rapporto con il proprio corpo, le tecniche possono essere utili allo scopo difensivo ma soprattutto si apre un mondo che è contenuto all’interno delle massime dettate dal prof. Jigoro Kano,fondatore del metodo Judo Kodokan, Kano intendeva la pratica del judo utile a migliorare i rapporti umani tanto da coniare i principi fondamentali nelle seguenti parole “Tutti insieme per crescere e progredire in amicizia e mutua prosperità”
PER GENTILE CONCESSIONE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA SPORT EDUCAZIONE, UNO SCRITTO STORICO SULLA STORIA DEL JU-DO
AUTORE MAESTRO MOCHIZUKI MINORU
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1° L’essenza del Judo
Michizuki Minoru racconta la conversione del Judo in disciplina sportiva. Il Bujutsu, come la Cavalleria occidentale, insegnava a seguire un ideale fino alla morte. Kano Jigoro stabilì con Takano Sasaburo che il nascente budo avrebbe insegnato a vivere con l’ideale di servire la Società. Ma venne lo sport, che convinse le masse a spendersi per la tele-gloria di un momento.
Il codice del Bushido
Il bu-jutsu implica tecniche utilizzate per attacco e difesa, per l’uccisione o la menomazione dell’avversario.
Come è indicato dall’ideogramma ‘bu’, il bu-jutsu ha il significato morale di ‘fermare l’arma’, cioè di ‘arrestare il combattimento’. Pertanto, quando si utilizzava la propria capacità marziale, era necessario avere una giustificazione morale per ciò che si faceva. Quando la spada veniva sfoderata per uccidere, il Bushido esigeva la giustificazione di tale gesto.
Nel Giappone feudale il Bushido rappresentava il codice di condotta guerriera, come nell’Europa occidentale vigeva quello della Cavalleria. In altre parole una serie di regole, costituenti un codice severo, erano imposte a chi era autorizzato all’uso delle armi. Durante l’era Meiji con l’abolizione della casta guerriera, la proibizione di portare armi in pubblico, la conseguente incapacità di interpretare la civiltà occidentale e la confusione di natura economica che ne seguì, il Giappone perse i valori del Bushido, come durante la Seconda Guerra Mondiale in Europa scomparvero definitivamente quelli della Cavalleria.
Il metodo Kano
All’inizio del periodo Meiji, un giovane ed energico educatore, Kano Jigoro, studiò Jiu-jutsu per imparare a difendersi, ottenendo anche di migliorare la propria salute. Avanzando in questa pratica comprese come questi movimenti seguissero una dinamica razionale e sviluppassero armoniosamente il corpo. Ne concluse che questa pratica era appropriata e vantaggiosa ai fini dell’educazione dei giovani, argomento che trovava credito tanto nel Giappone dell’epoca che nella civiltà occidentale.
Trovando che la pratica del Jiu-jutsu aveva riscontro nell’etica confuciana, la correlò a Tre Culture: fisica, intellettuale e morale, creando un metodo educativo completamente nuovo. Così decise di rinominare i metodi di combattimento genericamente conosciuti come ‘jiu-jutsu’ (arte o pratica dell’adattabilità) nel termine ‘judo’ (Via dell’adattabilità). Ne risultò un importante contributo dato alla nascente educazione pubblica giapponese, che prese il nome di ‘metodo Kano’.
Questa forma di educazione è il judo.
Volendo ampliare questo contributo filosofico nell’ambito dell’educazione accademica, Kano coinvolse Sasaburo Takano, figura eminente del gekken o ken-jutsu, coinvolgendolo (insieme ad altri maestri) a cambiare il nome della loro disciplina in ‘kendo’ (via della spada), così questa disciplina divenne un mezzo per l’educazione fisica e per la crescita mentale e morale.
Quindi riuscì ad inserire judo e kendo nei programmi delle scuole superiori, offrendo un’interpretazione educativa a queste discipline di combattimento che, dopo la Restaurazione Meiji, avevano perso di attualità e rischiavano di scomparire. Da allora il bu-jutsu divenne budo. Questi avvenimenti possono essere confermati dalla lettura dell’autobiografia e di altri scritti di Kano Jigoro.
Il judo era una forma di budo.
A metà dell’era Taisho (1912 – 1925) mentre la pratica sportiva iniziava a diffondersi in Giappone, si formò una corrente di pensiero che concepiva il judo come sport. Essa trovava alimento nel fatto che Kano-sensei fosse responsabile della promozione sportiva, proponendola dall’alto della sua autorità di Presidente del Comitato Olimpico giapponese, e di praticante attivo. Questo pensiero trovava credito nella gente sia in Giappone che all’estero.
Accadde anche uno spiacevole episodio. Il signor Okabe Heita, stretto discepolo di Kano, andò in America per impratichirsi del concetto e della pratica dello sport e tornò in patria divenuto fervente sostenitore della trasformazione del judo in disciplina sportiva. Ebbe una notte di animata discussione con Kano, in seguito alla quale Okabe abbandonò il Maestro. Questo fatto ebbe risonanza nella Tokyo Koto Shihan Daigaku (attuale Università dell’Educazione) per la quale Kano lavorava.
Per contrastare la tendenza a trasformare il judo in uno sport, Kano insisteva fermamente sul judo-budo come forma di educazione. Nel Marzo 1928, per dare sostegno alla sua concezione del judo, fondò e supervisionò un dipartimento di ricerca del Kodokan sulle antiche scuole (ko-ryu) delle discipline di combattimento tradizionali (ko-budo). Utilizzando il dojo di Kaiunzaka Otsuka (che si trovava vicino alla sua abitazione) come centro di pratica e applicando i consigli di Sasaro Takano, organizzò la protezione degli stili (ha) di gekken e di bo-jutsu (scuole di spada e di bastone) e delle arti di combattimento antiche (koryu).
Gli ultimi due membri di quel gruppo di studio sono lo scrivente Minoru Mochizuki e Yoshio Sugino, 10° dan di ko-budo della città di Kawasaki.
Takasue Ito conosceva bene la situazione, avendo ricoperto la carica di segretario-capo del Kodokan per oltre trent’anni nella posizione di braccio destro di Kano, ma sfortunatamente è mancato nell’autunno ’57 all’età di 94 anni. Egli credeva strenuamente nel metodo-Kano e fino alla morte ha combattuto la conversione del judo in sport. Fino al 1956 quest’uomo determinato riunì in un’associazione All-Japan alcune centinaia di persone che condividevano la sua opinione, alcuni dei quali erano judoka di alto livello, e si prodigò in conferenze sul tema ‘Il judo è una forma di budo’. Nei successivi quattro anni io continuai la sua opera.
L’inarrestabile ascesa del judo come sport
Non appena il signor Kano Risei (figlio adottivo di Kano Jigoro), che aveva mantenuto una certa distanza dal Kodokan per la sua scarsa considerazione del judo, divenne il III° Presidente della sede centrale (dopo Kano Jigoro e suo nipote, Jiro Nango) iniziò una serie di tentativi mirati alla conversione del Judo in sport e alla sua promozione e affermazione come disciplina olimpica. I seminari tenuti da Ito-sensei costituivano una davvero scarsa resistenza a questo movimento.
Nel tentativo di raccogliere ingenti donazioni necessarie al trasferimento della sede di Suidobashi nella struttura attuale, il capo-segretario signor Ito, il maestro Mifune Kyuzo e Kudo Juzo (Kazuzo) visitarono diverse volte Shoriki Matsutaro (già praticante di Sanko-ryu) fervente sostenitore del metodo educativo Kano.
Shoriki era un’autorità del giornalismo nipponico in campo economico e finanziario e venne persuase a sponsorizzare la costruzione del nuovo Kodokan ponendo tuttavia la condizione di rinunciare al progetto del judo-sport per tornare verso l’educazione basata sul judo-budo. Ma scoprì, mentre si ultimava la costruzione del nuovo edificio, che il Kodokan cercava di nascondere la promozione del kudo come sport dietro la creazione di alcuni kata di difesa personale (Ippan-jo-goshin-no-kata e Fujoshi-jo-goshin-no-kata, confluiti nel Kodokan-goshin-jitsu). E si arrabbiò tanto da finanziare la costruzione del Budokan, istituto che accoglie riunioni e conferenze per la promozione delle scuole tradizionali e ha un’associazione di ricerca sul budo.
Probabilmente siamo entrati in un’era in cui lo sport non sparirà. Il budo giapponese aspira a qualificarsi sport, cioè alla celebrazione delle doti atletiche, tecniche e fisiche che rappresentano l’istinto di combattimento e l’energia vitale dell’umanità.
Anche se lo sport nasce facendo richiamo alla morale della Cavalleria europea, questa etica è rapidamente degenerata prestando il fianco a critiche. Nello stesso tempo la politicizzazione e la commercializzazione dei Giochi è diventata tale da provocare la proposta di tornare a disputare le Olimpiadi in Grecia (ponendo fine al continuo superamento dello sfarzo precedente).
Questa trasformazione, da buoni propositi alla realtà attuale, ha macchiato il mondo dello sport e ha fatto dimenticare la Cavalleria medievale.
Il budo trova consenso in Europa
E’ abbastanza ironico osservare che il budo originale giapponese è stato progressivamente accettato dagli europei, anche se è mia opinione che essi confondano spesso il budo col Bushido.
Quando, alla Olimpiade ’64 in cui il judo era ammesso come sport dimostrativo, un occidentale conquistò per osae-komi il titolo più ambito, alcuni tifosi entusiasti hanno invaso il tatami. Una foto famosa mostra il vincitore Anton Geesink che stacca il braccio sinistro dalla presa su Kaminaga, fermandoli e apostrofandoli perché scendano dal tatami. Credo che quella sia stata una splendida espressione dello spirito del budo.
Osservo anche che i nostri praticanti che vivono a lungo in Europa e in America, cambiano molto e appaiono essere più praticanti di budo che di judo sportivo. Solitamente manifestano anche interesse per praticare il budo, mentre alla partenza erano puri judoisti.
Forse solo il Giappone vuole veramente che il judo sia uno sport, mentre in Europa e in America esso viene promosso come budo. Questo accade probabilmente perché gli stranieri hanno nel loro Paese un jiu-jutsu attivo e si profila la situazione tragicomica di un ribaltamento di concezioni.
Il judo è una grande proposta educativa per trasformare il corpo e la mente, ma lo può fare solo conservando la sua origine. Dovremmo riflettere attentamente sul severo monito di Kano-sensei contro la conversione del judo in disciplina sportiva.
Esistono tre elementi che caratterizzano lo sport: capacità fisiche, sviluppo della tecnica e ricerca della vittoria; mentre il budo è un mezzo per coltivare l’intelletto, la virtù e il coraggio… e per cercare la giustizia sociale, valore che supera questi tre elementi.
Il budo ha un effetto diretto sulla vita del praticante e comporta nell’individuo lo scaturire di un’espansione di coscienza caratterizzata dalla chiara comprensione della ragione e dello scopo della propria vita.
Nota di C. Barioli: “Nel 1986 ho personalmente discusso con Mochizuki Minoru questi argomenti nel suo appartamento al dojo di Shizuoka, alla presenza di Tatsumura Akira, nipote di Nango Jiro. Il maestro Mochizuki si soffermò sul Kodokan-goshin-jitsu, creato per illudere il signor Shoriki, al quale venne dato il 10° dan in cambio dell’aiuto finanziario concesso”.
Allegato, che taglio-breve, il documento è conservato al Butokukai di Londra:
Jigoro Kano non mostra interesse all’introduzione del judo alle Olimpiadi.
Dichiara a Gunji Koizumi:
“Mi è stato chiesto da persone di vari settori circa l’opportunità di inserire il judo tra gli sport Olimpici. Il mio punto di vista in proposito è piuttosto critico. Se è nei desideri degli altri Paesi, non faccio obbiezione. Ma non sono propenso a prendere alcuna iniziativa.
Da un lato il judo non è un vero sport. Io lo considero come un principio di vita, arte e scienza; infatti è un mezzo per il raggiungimento di una cultura personale. Solo una delle forme di allenamento, il ‘randori’, può essere classificato come una forma di sport. Potremmo dire la stessa cosa anche per la scherma e la boxe, ma oggi esse sono praticate e condotte come sport.
Inoltre i giochi olimpici sono così intrisi di nazionalismo che è possibile esserne influenzati al punto da sviluppare un “judo-competizione” cioè una forma retrograda quale era il ju jitsu prima del Judo-Kodokan”
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